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Gli asini italiani, si sa, sono tutelati, in particolare le specie storicamente più importanti come i Martinafranca, i Ragusani, gli Amiatini e quelli dell'Asinara.

Ma oltre all'allevamento e alle altre mansioni, nel nostro paese esiste una colorita tradizione per cui l'asino (in questo caso sarebbe meglio dire "il ciuccio") è oggetto quasi di una venerazione come ad esempio, per fare un accostamento non troppo azzardato, la mucca in India. Si tratta del simbolo della squadra di calcio del Napoli i cui tifosi, storicamente appassionati e coloriti, da vari decenni, con l'inventiva di cui molti di loro sono capaci, si divertono a illustrarlo con spassosi ed esilaranti disegni come si può vedere in queste immagini. All'origine di questa simpatica iniziativa, risalente alla fine degli anni venti, ci fu l'espressione di un tifoso (rimasto sempre sconosciuto) che, esasperato, avvilito, deluso dalle continue mortificanti sconfitte del Napoli, gridò con tono stizzoso: "Stà squadra nostra me pare 'o ciuccio 'e fichelle: trentatre piaghe e 'a coda fracida...". La battuta, che poi era un'esplosione di rabbia, tipicamente partenopea, fu accolta con fragorose risate anche da parte dei tifosi più preparati. L'espressione piacque e fu sottolineata da tutti e intesa come "vox populi". Gli stessi giocatori del Napoli, sebbene il campionato li avesse divertiti ben poco, trovarono simpatico il battesimo del "ciuccio" e qualcuno lo interpretò anche come beneaugurante. La scaramanzia a Napoli ha avuto sempre la sua, importantissima, parte. Ma resta il fatto che, dopo l'esordio del "ciuccio", per il Napoli le cose andarono meglio...

 

Marcello Vozza

 

ALLA MASSERIA RUSSOLI MARCELLO CON IL GIORNALISTA GIULIANO PAVONE E I MARTINAFRANCA

 

 

 

 

 

 

 

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