Che cosa sono la salute e il benessere?
Dopo quasi vent’anni di passione per i cavalli, da quattro anni ho iniziato a interessarmi anche di asini. Due anni fa, insieme al mio compagno, ho iniziato un viaggio che volevo mi portasse a conoscere sempre di più e sempre meglio questi animali, attraverso una prospettiva quanto meno inusuale ma certamente ricca di spunti ed esperienze affascinanti. Una prospettiva che mi è difficile definire, e di cui ancora non ho trovato soddisfacenti termini descrittivi….diciamo, un po’ forzatamente, la prospettiva
“dell’armonia”, intesa sia come dimensione ecologica che come dimensione di ricerca esistenziale. Abbiamo così deciso di giocarci le reciproche eredità presenti e future per rilevare un’azienda agricola in abbandono, trasferirci lì e iniziare a popolarla.
Nell’ottica “dell’armonia”, era necessario quanto più possibile scoprirne la storia e le caratteristiche, per non sconvolgerle ma anzi valorizzarle, e trovare sistemi di coltivazione e allevamento il più possibile rispettosi dell’ambiente e delle esigenze naturali di tutte quelle specie vegetali e animali che si sarebbero trovate a convivere con noi. Forse non ve ne siete accorti, ma già ho esposto un principio che ritengo utile al perseguimento del benessere, sia esso animale, vegetale o umano: il riconoscimento e il rispetto delle ‘esigenze naturali’. Ciascuno di noi ha dei principi in funzione dei quali
persegue il proprio e l’altrui benessere, dei presupposti, delle credenze e delle regole, ma difficilmente li esprimiamo, ne parliamo o ci riflettiamo. Da molti anni mi interrogo sui concetti di salute, benessere e malattia, poiché, in qualità di psicologa, mi confronto quotidianamente con la sofferenza, la malattia e la guarigione.
E così mi guardo intorno…Come faccio a sapere che i miei animali stanno bene? E cosa si intende per
“star bene”? Provate a pensare ai vostri animali….stanno bene? Quali indicatori avete scelto per dare la vostra risposta? Questi indicatori sono i principi, le credenze e i presupposti che guidano il vostro agire nel perseguimento della salute dei vostri animali. Ma non è per niente facile farli venire a galla! Io mi sono accorta che per rispondere a questa domanda vado per esclusione: rilevo cioè l’assenza di difformità fisiche visibili e di anomalie comportamentali. Un po’ rozzo come sistema di principi, mi rendo conto, ma per adesso arrivo fin qui.
Comunque, già a questo livello mi rendo conto che se le difformità fisiche sono facilmente rilevabili qui e adesso, quelle comportamentali richiedono una conoscenza pregressa dei livelli di energia e dei comportamenti tipici di ciascun animale, tutt’altro che ovvia e scontata. In più, io vedrò tante più “variazioni” nello stato di benessere/malessere degli animali quanto più li conoscerò. Così, mentre cercavo di osservare i miei animali per cogliere segnali di benessere/malessere vidi i cani giocare intorno a me.
Correvano come frecce, si fermavano, simulavano agguati, mi sfioravano e tornavano a correre lontani…pensai sorridendo: “sono felici”. E’ questo che vorrei, infondo: che gli animali non stessero semplicemente bene, ma che siano anche felici. Sono felici? E come faccio a dirlo?
Nel caso dei cani è stato il loro modo di giocare…ho usato il gioco come principio-guida: “se sono vitali e giocano, è come se fossero allegri, posso ritenerli felici, almeno in questo momento”. Mi piacerebbe scoprire gli indicatori di salute, benessere e felicità degli asini.
Scommetto che molti di voi, che hanno trascorso tanto più tempo di me a diretto contatto con questi animali, e tanti ne hanno visti e conosciuti, qualche idea ce l’hanno su quali possano essere questi indicatori. Certamente a questo punto saremo tutti d’accordo che i concetti di salute, di benessere e di felicità non coincidono: se il primo riguarda una condizione strettamente medica e organica, che probabilmente anche i polli allevati in batteria possono avere, il benessere inizia invece a riguardare delle dimensioni più psicologiche, emotive, relative al sistema nella sua totalità, e la felicità…bhè, la felicità forse è un po’ come l’amore…tutti l’abbiamo provata ma è difficile dire cosa sia.
Naturalmente, in tutto questo discorso, ho dato per scontato che gli animali possano essere felici e possano soffrire indipendentemente dalle loro condizioni organiche, cioè anche senza che vi siano ferite o malattie organiche. Cioè, dispongano di un loro patrimonio psicologico, emotivo, affettivo. Se ciò è vero, questo patrimonio non può che incidere sensibilmente anche sulla salute organica, esattamente come succede per noi che ci viene l’ulcera, il mal di testa, l’attacco di panico, la nausea eccetera eccetera. A tutti è capitato di essere colti dall’influenza proprio nel periodo meno indicato, cioè con tutta probabilità proprio quando avevamo più da fare, e quindi eravamo più ‘stressati’.
Certo chi alleva animali per sfruttarne al massimo le risorse produttive non ha molto modo di curarsi di questo aspetto, ma forse risparmierebbe in medicine se lo facesse. Mi è capitato di restare esterefatta di fronte al fatto che, ancora oggi, gran parte degli equidi destinati alle attività e terapie assistite non siano altro che equidi depressi o anziani, la cui espressività è appiattita al punto da non reagire quasi per nulla agli stimoli esterni e la loro natura ridotta a strumento fisioterapico o oggetto didattico (di quale didattica? Cosa insegnamo così sugli animali e sulla relazione che con essi instauriamo?). Infondo, così sono più facilmente gestibili.
Certamente è più comodo utilizzare animali dalla ridotta reattività piuttosto che incrementare le nostre capacità di gestione e articolare le esperienze ricreative/formative/terapeutiche. Credo che se vogliamo, possiamo fare molto di più per gli amici che condividono con noi il pianeta, che ci nutrono e ci vestono, addolciscono la nostra solitudine, divertono i nostri figli, lavorano per noi, ci aspettano.
Talvolta, se abbiamo voglia di imparare, ci insegnano. E se possiamo fare di più, perché non farlo? “Perché non sarebbe economicamente sostenibile” è la risposta critica più frequente che mi sento rivolgere. Confido che sia una risposta vera solo in parte. Confido che sia l’espressione di abitudini difficili da mettere in discussione, abitudini che nei decenni sono diventate muri e pavimenti e ferro difficili da smontare.
Lo capisco, ma chi ha in mente ristrutturazioni, ampliamenti o addirittura nuove strutture, ha la preziosa opportunità di non ricalcare i vecchi modelli di gestione animale, e cercare una strada diversa. Anche per questo ho svolto con attenzione il primo compito che mi ha assegnato il veterinario omeopatico con cui abbiamo deciso di collaborare: redigere la “biografia” di ciascun animale: data di nascita, sesso, storia delle attività, stile di vita passato e attuale, alimentazione, carattere, patologie. Nel prossimo articolo vi racconterò proprio di questo.
A presto, Primiana.
