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Giovedì 29 Dicembre 2011 15:18

BUONE FESTE da Roberto Ferrari!!! In primo piano

Scritto da Mafalda
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AZIZA

              

“Chi è quest’uomo? Ho sentito la sua mano sul collo, si è avvicinato senza   che me ne accorgessi, ma non ho avuto paura. Mi sono voltata ed ho incrociato i suoi occhi con i miei. Ha sostenuto lo sguardo.”                         

 “-Sei bella, sei veramente bella. Mi piaci. Non sai quanto: son venuto a prenderti. Dai, ci vediamo tra poco!”-  

“Ma chi è quest’uomo? Capisco ciò che dice! Non viene molta gente, qui, in quest’ultimo recinto, dove siamo messi tutti un po’ maluccio. Ci sono vecchi, malaticci o troppo stanchi, magri, scemi, sfiniti. Qui non viene gente a scegliere. Io sono vecchia: o ben ragione di essere qui.

Si fermano nei primi recinti, dove sono gli animali giovani, forti e belli. Lì a volte si formano gruppetti di persone per valutare e contrattare. Io ormai sono vecchia.    

Ecco il padrone che accompagna l’uomo buono. E’ soddisfatto, molto soddisfatto: sta per rifilare una bella fregatura. Vorrei avvisarlo, mi fa pena: posso comprenderlo, ma non parlargli.

Vengono verso di me, il padrone non riesce a resistere alla tentazione di fregarsi le mani. L’altro non se cura.”

“- E’ perfetta! Certo lo vede anche lei, non è giovanissima, ma ha ancora tanti anni davanti a sé. E’ soltanto un po’ magrolina, perché ultimamente l’abbiamo un po’ trascurata. Capirà, non possiamo aver cura di tutti qui.”-

“- Vedo, vedo. Mi piace. Ha delle belle zebrature perfette su tutte e quattro le zampe. Mi piace. Quanto vuole?”-

“- Ah, per un animale così non meno di 20 denari. E li vale tutti, uno per uno fino all’ultimo, mi creda!”- “- Venti denari? Ma è un’esagerazione!”-

”L’uomo buono non parla più. Tace. Resta a fissare negli occhi il venditore. Non ha occhi celesti, non ha uno sguardo penetrante. Ma non sarà lui ad abbassare gli occhi per primo.

Ed il padrone perde di colpo la sua sicurezza.”

“- Beh, certo, è un po’ magrolina……A dire il vero, ecco, proprio…..proprio perfetta non è…… E poi in effetti gli zoccoli sono un po’ troppo lunghi…..”-

“ L’altro non parla, continua a sostenere lo sguardo in un silenzio che angoscia anche me.”

“- Ha ragione lei. Ho paura di averle chiesto un po’ troppo…..beh, sa, in effetti questo è il recinto degli animali da macello!”- “MACELLO !?!”

“- Vabbe’, so di andare contro i miei interessi. Quanto vorrebbe offrirmi?”- “L’uomo mostra la mano chiusa a pugno. Distende lentamente le dita, mostrando nel palmo 5 monete.”  “- Va bene, un po’ pochino, non è molto, ma possono andar bene. Sempre qualcosa in  più di quanto, domani, mi avrebbe dato il macellaio”- “IL MACELLAIO !!!”-

“- Sa, mi è piaciuta subito. Come si chiama?”- “- Come si chiama? Beh, non so, faccia lei. Non penso abbia mai avuto un nome: è un asino!”-

“- Aziza, la chiamerò Aziza. Carina: in arabo significa carina. Vieni Aziza andiamo”- “Andiamo signore mio, andiamo. Il vecchio padrone ci accompagna fuori con tutti gli onori, come se l’uomo buono, che ora è il mio nuovo padrone avesse appena comprato un purosangue!

Voltato l’angolo, scomparsi alla vista del venditore, si ferma ad accarezzarmi.” “- Sei bella Aziza, sei bella. Sei la mia somarella ormai. Andiamo”- “Nessuno mi ha mai trattato così. Andiamo!

Non abita lontano. Entriamo direttamente nella sua bottega.

Una bella sensazione: gli zoccoli affondano nel morbido, nella segatura. C’è un buon odore di resina. Gli occhi debbono abituarsi alla semioscurità. Percepisco altri buoni odori. Attraversiamo la bottega ed usciamo in un cortile interno, con un albero al centro, ed una bell’ombra.

Mi lascia libera, ma dopo un breve giro, mi affaccio alla porta della falegnameria, per stargli accanto e vedere cosa fa. Non darò fastidio, me ne starò qui, buona buona. Non voglio star sola!

Lavora di gran lena. Ogni tanto si ferma per accarezzarmi e scambiare qualche parola. Che buon odore viene da quel barattolo di colla laggiù! E dovrebbe avere anche un buon sapore! Se riescissi a raggiungerlo, allungando un po’ il collo….” “-No, Aziza no!”- “ No eh! Pazienza.”

“- Ma che stupido! Avrai fame! Aspettami qui, torno subito!”-

“ Esce di corsa battendosi il palmo della mano sulla fronte e scuotendo il capo. Potrei arrivare facilmente al barattolo di colla adesso. Ma lo sguardo dell’uomo buono vale anche per me: me lo sento addosso!

No, no, non posso tradire la sua fiducia!

Eccolo che torna, ha sulle spalle un sacchetto di avena, che poggia a terra, sulla segatura, accanto alla porta del cortile. Tira fuori dalla tasca un sacchetto più piccolo con i manici lunghi: una musetta. Lesto scioglie lo spago dal sacco di biada, affonda una mano, porgendomi i semi sul palmo. Mastico lentamente, i denti sono quello che sono, ma l’avena è di ottima qualità. Ah! Da quand’è che non facevo un pasto così! Mi fissa al collo la musetta ben colma di biada.” “- Fa piano, mangia con calma. Buon appetito mia piccola Aziza|”- “ Ti amo!

Lavora tutto il giorno, senza dimenticare di venirmi a trovare, o sarò io ad andare da lui, per una parola e una carezza. Sempre intenta a molire i grani di biada. Smette soltanto quando appaiono nel cielo, nitide, le prime stelle e nel laboratorio non c’è più luce.

Un venticello gelido entra prepotente nel cortile scompigliando le fronde dell’albero. Corre mulinando agli angoli, finchè incontra la porta della bottega ed entra spavaldo, sollevando una nuvola di segatura. Ripone gli attrezzi, indossa un camiciotto pesante sopra la tunica. Ascolta in silenzio  l’ululare del vento. Esce a salutarmi. Cerca di non farmelo notare, ma qualcosa lo impensierisce. Ha scucito un sacco, praticato alcuni fori e fissato delle cordicelle. Me lo adagia sulla schiena,  lega le cordicelle  passandole sotto la pancia. “

“- Ho pensato che potresti aver freddo stanotte.”-

“ Ti ho mai detto che ti amo?

Spingo la testa in avanti, affondando la fronte sul petto, elemosino carezze. Passa le mani dietro al collo, mi stringe forte. Mi guarda negli occhi. Accarezza le orecchie; dal basso, leggero, fino su, in punta.

No, no, oh Dio no! Mi fai il solletico, e ….una certa eccitazione. No, no, ti prego!

Mi stringe forte, mi bacia sulla fronte. MI BACIA !!!

Fa per rientrare:” “- Buonanotte Aziza!”- “ Buonanotte AMORE MIO!

Sono così felice che mi addormento. In piedi, così come sto.

E sogno, sogno. Sogno incurante del freddo e dei muggiti del vento sempre più gelido.

Mi risveglia dolcemente la sua mano lieve, ma calda. Notte fonda, non  ancora giorno. E’ visibilmente turbato adesso.” “- Sveglia sveglia Aziza, sveglia. Sveglia bella mia, svegliati ti prego!”- “Ha una voce supplicante.”

“- Oh, non pensavo succedesse così presto! Dobbiamo andare: siamo in pericolo, in un grave pericolo!”- “ Nasconde il viso tra le mani, sta tremando.” “- Calma Aziza, calma. Resta ferma qui, ti prego.”-

“Corre dentro disperato. Mi guardo intorno. Il cielo è nero, nero e minaccioso. Rabbrividisco per il freddo e la paura di questo assurdo buio.

Anche le poche stelle, lassù, non si sentono al sicuro, e tremano con me.

Esce di nuovo, ancora più preoccupato. Ha una coperta. La sostituisce al sacco. Fa un cenno, bisbigliando piano in direzione dell’ oscurità dell’uscio. Esce una donna avvolta in un mantello; cammina a fatica. Ne intravedo a malapena il volto. Cammina a fatica. Non posso stare ferma ad aspettare, le corro incontro. Voglio raggiungerla, voglio annusare il profumo delle mani, voglio respirarla e farmi sfiorare, tanto forte è l’attrazione.”

“- Aziza! Eccoti qui! Sei davvero una bella creatura. Giuseppe mi ha parlato tanto di te. E sono sicura che puoi capire ciò che dico. Debbo chiederti un grosso sforzo: ce la farai a portarmi?”-

“L’uomo buono, Giuseppe, adesso so come si chiama, torna dalla bottega con una cassetta a tre gradini. La poggia di fianco, l’aiuta a salire. Fa per legarmi dietro un bagaglio, poi ci ripensa e se lo mette a tracolla.

Si muove camminandomi a fianco.” “- Niente capezza Aziza, non ce n’è bisogno, sei un’asinella intelligente.”- “ Attraversiamo silenziosamente il cortile. Socchiude un piccolo uscio. Sporge la testa, sbircia fuori. Scompare per un attimo al di là del muro. Anch’io ho paura, ma la mano che non stringe la criniera, mi batte sulla spalla.” “- Tranquilla Aziza, tranquilla. Non accadrà niente.”- “Comprendo che anche lei tenta, parlandomi,  di farsi coraggio. Usciamo tuffandoci nel buio. Percorriamo silenziosi alcuni vicoletti, uno stradello tra le stalle, un ponticello e siamo fuori dal paese, nella via degli orti, sobbalzando ad ogni piccolo rumore.

L’abbaiare rabbioso, improvviso, la catena che si tende al nostro passaggio, risveglia e scatena tutti i cani del vicinato. Restiamo immobili, impietriti dal terrore. Debbo sincerarmi di non esser morta. Tratteniamo il fiato. Non succede niente. Allungo tremando una zampa; provo ad avanzare. Lentamente ci allontaniamo. E l’abbaiare volge al latrato, poi piano piano si cheta. Riprendo a respirare regolarmente, ma il cuore continua a battere all’impazzata. Ci stiamo allontanando quasi a tastoni, in punta di zoccoli per non far rumore. Acquisto un po’ di coraggio,  allungo il passo: dobbiamo allontanarci. E alla svelta! Capisco che stiamo fuggendo da qualcosa di molto, molto pericoloso. Sento il terrore dell’uomo buono che mi corre accanto, supplicandomi di far presto. E’ da ore che non parlano, né bisbigliano.

Sbircio però un movimento quasi impercettibile. La mano di lei sfiorargli la spalla ed indicare un punto all’orizzonte. Riesco ad avvertire un leggero sorriso sulle labbra di lei. Scruto attenta nell’oscurità. Sì, sì, la vedo anch’io adesso! Dapprima soltanto un chiarore, lieve, un alone di luce, là, dove il sole non dovrebbe sorgere. In un lampo sale nel cielo lasciando una splendida scia. Si blocca a metà del cielo. Una luce bianco argentea, più forte e luminosa di qualsiasi stella; più chiara e viva della stessa luna.

Ha tanti piccoli raggi, uno soltanto è tanto lungo da raggiungerci, per seguire e guidare, illuminandolo, il nostro cammino.

Non ho più paura adesso. E neppure fatica. Ogni passo più lungo, forte e sicuro del precedente. Ogni movimento, ogni articolazione sempre più fluida. Sento tendersi ed irrobustirsi i muscoli: li sento lavorare poderosi come mantici. Gli zoccoli ancor più duri. E massicci. La schiena addrizzarsi e riacquistare elasticità. Il pelo infoltito, riprendere a luccicare. Riuscirei a vedere ciò che non ho mai visto, ed udire ciò che non ho mai sentito. Annuso l’aria e la vita come non mai. Potrei allungare ancora e ancora di più il passo. Potrei trottare, correre, galoppare! E slanciandomi soltanto un po’ di più, io sento che potrei addirittura volare! Sono forte, felice. Il mio carico lieve, e, voglio sussurarvelo in un orecchio, miei cari lettori, avverto un fremito, un brividino, un friccicorino di piacere che non provavo da anni!

E’ tanta, tanta la mia felicità che vorrei cantare. Così forte da svegliare il mondo intero.

-“ Puoi dirlo forte Aziza, puoi dirlo forte!”- Il sorriso di lei come monetine. –“ Puoi dirlo forte Aziza!”- La piccola mano a coprire i denti ed il sorriso.

E allora raglio. Raglio forte. Il più colossale e poderoso raglio a memoria d’uomo. …..e di somaro. Così potente da offuscare qualsiasi ruggito di predatore. Perché sono io, stanotte, il più forte di tutti gli animali.

Raggiungiamo la stella. La notte lunghissima. Quanto avremo camminato? Non so, non so. Un ripido sentiero sale a strette svolte, debbo impegnarmi, ma sento che è l’ultimo sforzo, un piccolo piazzale, l’ingresso   di una grotta. Rifugiamo lì dentro. La luce della cometa, riverberando sulle pareti ci segue fin lì. Tenue, sommessa, ora invita al riposo. Lesto Giuseppe abbandona a terra il suo bagaglio, delicatamente l’aiuta a scendere. Lei stringe la criniera, si aggrappa al collo e alla schiena. E’ a terra finalmente. Ritrova l’equilibrio, resta in piedi ansimando.

Restano abbracciati a lungo. Lui le carezza i capelli e la fronte. Le fa coraggio. Scioglie l’abbraccio, raccoglie paglia a bracciate preparando un giaciglio. Lei è stanca. E debole. Mi avvicino per farle coraggio. Poggia la guancia per sostenersi e riposare.” –“ Grazie Aziza, grazie.”-  “E’ appena un sussurro.

-“ Vieni Aziza, avrai sete. C’è dell’acqua qui fuori.”- “Lo seguo di malavoglia; non voglio allontanarmi da lei, non vorrei lasciarla sola, ma effettivamente ho una gran sete.

C’è una vasca scavata nella roccia, colma di un’acqua cristallina ed invitante.” –“ E’ meglio che io e te restiamo qui fuori per un po’. Sta per compiersi qualcosa di grande!”-

“Tendo le labbra a sfiorare l’acqua.” –“Brrrrrr. E’ gelida!”- “Brrrrr? Sento vibrare le labbra. Che mi venga……….” –“ Ma io, io, io parlo! Posso parlare!”- “ Fisso Giuseppe, sbigottito almeno quanto me. Scoppia a ridere.” –“ E hai pure una bella voce! Parla Aziza parla! Che buffo, ….scusa, che bello vederti muovere le labbra!”- -“ Certo, così è molto meglio! E…e che dicevi delle mie labbra?”- “ E gli stampo sulla guancia un bacio con lo schiocco che non se ne dimenticherà.” –“ No, no. Sono io che debbo baciarti! Per tutto ciò che hai fatto stanotte!”- “ Domando della fuga, ottengo spiegazioni.” –“ Ma no, no! E’ stato tutto facile! Io non ho fatto niente: è stato un miracolo!”- -“ No, no. Nessun miracolo. Non potevano e non dovevano esserci privilegi per questa creatura del Signore. Doveva temere, e rischiare, come qualsiasi fanciullo. La forza, la resistenza, sono soltanto merito tuo! E’ stata l’immensa fiducia che hai riposto in te stessa e nella nostra famiglia che ci ha salvato! La cometa è arrivata soltanto dopo, quando già eravamo in salvo! Non essere modesta Aziza, il merito è stato tutto tuo! Dio si è affidato a te per l’antica alleanza che lega da sempre la tua stirpe a quella degli uomini. Sapeva che poteva fidarsi! E a ragione.

E ti dirò di più Aziza. Dio, alla sua maniera, vuole ricompensarti! Tu, Aziza, che adesso hai già 30 anni, 30 anni ancora vivrai con noi: i migliori della nostra famiglia. Tu sarai la più longeva della tua stirpe. I figli dei tuoi figli, che nasceranno dopo di te, porteranno sulla schiena la croce. Saranno sfruttati, bastonati, maltrattati ed umiliati per molto tempo ancora. Ma verrà un giorno in cui le cose cambieranno. Verranno tempi migliori e si compirà la volontà del Signore. La volontà che vi è rivelata stanotte, che vi darà il coraggio per sopportare i tempi bui. Ascoltami bene Aziza, per quanto fatto stanotte, vi sarà concesso di prendervi cura dei figli degli uomini! I più poveri, bisognosi ed infelici dei figli degli uomini. Tutti quelli che persino i padri, saranno tentati di abbandonare!

Questo è quanto avevo da dirti questa notte! Ma ora tocca a te parlare. Raccontami la tua storia, voglio conoscerti meglio. Poi se vorrai, e vorrai ancora ascoltarmi, sarò ben lieto di raccontarti la mia”-

 

“ E’ meglio rientrare ora. L’incantesimo è finito. Ma che notte ragazzi! E che rivelazioni! Non sto più nella pelle, sono tutta eccitata! Mi prenderò cura dei più bisognosi dei figli dell’uomo. Giuseppe ha usato un termine di una lingua lontana, che vedrà la luce tra più di mille anni. Ha detto: PET….. PET qualcosa. PET…..TE….! PET….PET…Boh!

Beh, tanto vale far pratica subito. Comincerò con questo, che mi sembra abbia già tanto, tanto bisogno di me!”         

 

                                                                                   Natale 2011

 

 

 

 

 

 

 

          

Mafalda

Mafalda

laboratori e intrattenimenti per bambini ragazzi
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